Articoli sulle arti marziali
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Passare la guardia
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- Declino, morte e resurrezione delle arti marziali di lotta di R. Gracie e J. Danaher
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Declino, morte e resurrezione delle arti marziali di lotta
di R. Gracie e J. Danaher
(tratto dal libro "Mastering Ju Jitsu")
Gli stili lottatorii di Ju Jitsu sono basati su un allenamento realistico, controllo e raggiungimento d’una posizione dominante al suolo, in aggiunta all’uso di tecniche di sottomissione per terminare il combattimento. Si è visto che che questi stili emersero alla fine del XIX secolo. Ebbero il loro picco all’inizio del XX secolo con l’ascesa del ne waza (tecniche al suolo) nel Judo, la nascita del Judo Kosen, e gli exploit individuali di gente come Yukio Tani, Mitsuyo Maeda e i fratelli Gracie. Inoltre, altri stili di lotta, come il Catch Wrestling –uno stile professionistico di lotta basato su un ricco e complesso set di abilità di grappling- raggiunsero l’apice in quel tempo. La moderna arte lottatoria russa del Sambo ha le sue radici anch’essa in quell’epoca, quando un gruppo di esperti addestrati da Kano in Giappone ritornò in patria. Combinando la loro conoscenza con la tradizionale scuola russa di Lotta, crearono un formidabile stile autonomo di grappling. Ma proprio quando le arti di grappling sembravano avviarsi al boom, una serie di eventi azzerarono i progressi fatti sin lì e grandemente rovinarono la popolarità e il prestigio raggiunti dalla varie lotte.
Nel 1925 Jigoro Kano, infastidito da quello che reputava un negativo trend verso il ne waza nel Judo, impose la prima revisione regolamentare per favorire le proiezioni contro il lavoro a terra. Gli atleti sarebbero stati penalizzati se avessero ripetutamente cercato di trascinare l’avversario al suolo piuttosto che tentare di proiettarlo. Nel tempo via via sempre più limitazioni vennero imposte al fine di rendere difficile il vincere un incontro per mezzo del grappling al suolo.
Nell’era post-bellica le restrizioni aumentarono ancora. Come il Judo divenne uno sport olimpico con spettatori da soddisfare, ci fu una continua pressione per limitare severamente il “noioso” ne waza e concentrarsi su tecniche di proiezione più appetibili per le folle. Il Judo divenne sempre di più uno scontro a base di prese e lanci e sempre di meno uno stile basato sul grappling in generale. Nel tempo, un’opinione condivisa identificò il Judo con uno sport con poco a che fare con il vero combattimento. Il risultato fu che il Judo, nonostante il prestigio olimpico, incontrò sempre meno il favore del pubblico quale arte da combattimento.
Il Sambo divenne lo stile nazionale di grappling dell’Unione Sovietica. La tensione politica tra il comunismo e l’Occidente capitalista però fece sì che il Sambo non avesse mai nessuna reale pubblicità nelle nazioni dell’Ovest sino alla caduta del Muro di Berlino. Anche presso gli artisti marziali era un’arte sconosciuta fino agli anni ’90.
Il Catch Wrestling professionale, uno stile affascinante ed efficace con molte tecniche di sottomissione davvero originali, fu alla fine e per sfortuna annullato dallo sviluppo del falso wrestling professionistico, fatto di tecniche preparate per il pubblico. La grande abilità dei catch-wrestlers dei vecchi tempi non serviva una volta che l’“incontro” era prearrangiato. Il wrestling professionistico scivolò nella commedia farsesca qual’è oggi. Ai nostri tempi rimangono solo pochissimi veri esperti di Catch Wrestling.
La Lotta -Libera e Greco-Romana- d’altra parte, ricevette una fortissima spinta con la sua inclusione nei Giochi Olimpici. Comunque tutte le tecniche davvero da combattimento, come le prese di sottomissione, furono rimosse. Ciò creò nel pubblico la percezione che la Lotta era solo uno sport, da non scambiare per un metodo di combattimento o arte marziale. Ci volle fino agli anni ’90 per vedere questa erronea concezione venir capovolta con le numerose vittorie di lottatori stile olimpico nelle competizioni MMA.
Il Brazilian Jiu-Jitsu stava mietendo successi in patria. La famiglia Gracie si espandeva sempre di più con un network di membri che erano tutti coinvolti nel progetto di espandere e raffinare la loro arte. Proseguì la scia di loro successi nelle gare MMA, ma la fama rimase limitata entro i confini del Brasile. Dato che l’Asia era considerata la culla delle arti marziali, il Brazilian Jiu-Jitsu rimase sconosciuto sino alla rivoluzione del grappling dei ’90.
Il risultato di tutti questi accadimenti fu che nell’era post-bellica le arti di grappling in genere erano seriamente in declino quali arti da combattimento. Erano viste o come sport divertenti e interessanti (Judo e Lotta), intrattenimento circense (cd. Pro Wrestling) oppure ignorate e addirittura sconosciute (Sambo e Brazilian Jiu-Jitsu). La arti asiatiche di percussione finirono per dominare totalmente il panorama marziale post II Guerra Mondiale. Karate, Kung Fu, Kempo, Taekwondo e persino il Ninjitsu divennero assai famose. Ognuna di esse infatti aveva dietro di sé produzioni cinematografiche e così nel tempo marziale divenne sinonimo di arte percussiva.
Una valanga di film d’azione che mostravano spettacolari tecniche di percussione in sequenze ben coreografate accrebbero l’idea generale del grande combattente quale gran picchiatore, che annienta i suoi avversari con facilità tramite un colpo ben assestato. Mancando qualunque metodo per testare l’effettiva efficacia dei vari stili di combattimento, la gente in gran parte si fece l’idea che la pubblicità ricevuta dalle arti percussive fosse il risultato della loro innata superiorità. Un convincimento comune cominciò a permeare la forma mentis sia dei profani che dagli artisti marziali, e cioè che il successo in combattimento era dovuta all’abilità nel piazzare colpi.
La memoria è corta, davvero. Se il pubblico si fosse ricordato dei successi di grapplers quali Tani e Maeda contro gli esperti di percussioni in incontri open, avrebbe meno velocemente tratto certe conclusioni. Nello spazio di quattro decadi le arti di lotta finirono per essere del tutto svalutate quali sistemi per il combattimento reale.
Negli anni ’90, sia in USA che in Giappone emersero le Mixed Martial Arts, e questo avvenne davanti a una quantità di pubblico senza precedenti. L’idea fu di mettere le varie arti marziali a confronto con poche regole o limitazioni. Nel calderone del combattimento open la gente poté osservare i meriti dei diversi stili. Questi incontri furono tra l’altro alcune delle trasmissioni a pagamento più viste della storia. Aggiungere che il loro effetto sull’idea generale del combattimento reale fu illuminante è un fatto. In un attimo le false idee sul combattimento reale createsi nei quarant’anni successivi alla II Guerra Mondiale furono annientate.
Le persone furono shockate nel vedere che teorie affermate sul combattimento s’infrangevano ripetutamente quando venivano messe alla prova. Atleti che avevano senz’altro pensato di battere i loro avversari con colpi mortali si dimostrarono incapaci di farlo e furono ingaggiati in uno stretto corpo a corpo e invariabilmente portati a terra. Una volta al suolo, ben pochi atleti avevano le necessarie abilità per far bene, e la maggior parte si dimostrò incapace di difendersi quando furono messi in posizioni sfavorevoli. Ironia della sorte, anche quando finivano in una buona posizione, quasi tutti erano incapaci di mantenerla e metterla così a frutto. L’eccezione alla regola furono comunque i grapplers, specialmente quelli esperti di Brazilian Jiu-Jitsu. Questi erano abili a guadagnare il corpo a corpo e da lì attivamente cercare di portare lo scontro al suolo, ben sapendo che c’era ben poca gente in grado di offrire resistenza una volta là.
Il pubblico fu sorpreso dalla facilità con cui i combattenti di BJJ agganciavano i loro avversari per portarli poi a terra. Questi esperti di BJJ subito acquistarono un’aura di invincibilità che li rese invidiati da tutto il mondo delle arti marziali. (…)
Questi primi eventi di MMA avevano un gran numero di caratteristiche che li rese particolarmente preziosi e un importante parte della storia delle arti marziali. Per prima cosa erano quanto di più vicino ci fosse a un vero scontro tra i diversi stili in un contesto pubblico e legale. Niente limiti di tempo, mani nude, niente categorie di peso e pochissime vere regole. Nessuno dei combattenti era allenato in diverse discipline, ognuno specialista del suo stile, Il risultato fu un genuino scontro tra arti in quei primi eventi MMA. Fu un palcoscenico in cui chiunque ebbe la possibilità di osservare lo scontro tra un karateka puro e un pugile puro.
In quel contesto i combattenti di Brazilian Jiu-Jitsu utilizzarono la stessa strategia di combattimento per fasi che era servita al Fusen Ryu (stile giapponese di grappling poi in parte assorbito dal Judo) e a Maeda cento anni prima. La pulizia e la sofisticazione di questo metodo immediatamente conquistò fama nel mondo marziale. I loro avversari videro con sbalordimento i combattenti di BJJ combattere efficacemente schiena a terra, in quella che sembrava una posizione senza speranza, per poi vincere i match per sottomissione.
Il successo del Brazilian Jiu-Jitsu fu tanto sorprendente quanto assoluto.