Articoli sulle arti marziali

Lo studio della posizione contrapposto allo studio isolato della singola tecnica di finalizzazione

di Federico Tisi

Una delle caratteristiche salienti dello studio del jiu jitsu brasiliano è sicuramente la metodologia d'insegnamento e la mentalità che troviamo dietro all'iter di apprendimento dello stesso. La base di tale mentalità è riconducibile al concetto fondamentale di "studio della posizione".
Per "studio della posizione" s'intende un approccio graduale alle tecniche di attacco e di difesa intese come facenti parti di un contesto preciso, appunto quello della posizione studiata.
La prima fase consiste nello studio del controllo della posizione e del mantenimento della stessa. In questa fase si studia come distribuire il proprio peso rispetto al nostro avversario, così da controllarlo in modo efficace.
Nota anche come fase di immobilizzazione, essa è essenziale per poi passare a tecniche di finalizzazione quali leve articolari e strangolamenti. Per poter applicare una tecnica di finalizzazione infatti, è necessario distribuire il proprio peso in modo preciso, facendo attenzione a non far "scappare" il nostro avversario mentre cerchiamo di applicare la leva o lo strangolamento del caso. L'incapacità di controllare il corpo del nostro avversario, distribuendo correttamente il nostro peso, rende dunque vana la conoscenza di mille tecniche di sottomissione.
La seconda fase prevede lo studio delle tecniche di difesa dalla posizione studiata, e quindi tecniche di uscita e di ribaltamenti di vario genere. In questa fase si studiano i modi per impedire al nostro avversario di controllarci col proprio peso, per poi posizionarci in modo vantaggioso.
La terza fase di apprendimento prevede lo studio delle tecniche fondamentali di leva articolare e strangolamenti dalla posizione presa in considerazione.
Ogni tecnica viene prima spiegata singolarmente e subito dopo in relazione alle altre tecniche, dando vita ad una serie di combinazioni ("cadenas" in brasiliano) che ci permettono di "sentire" le tecniche, di capire quando queste sono effettivamente applicabili, e di sperimentare tecniche alternative quando le prime risultano essere inefficaci o di difficile applicazione.
Occorre premettere che la quantità di tecniche di attacco o di difesa spiegate nella fase iniziale di studio di una posizione sono piuttosto limitate, per dare una solida base tecnica al lottatore sulle tecniche fondamentali , così da evitare inutili sprechi di tempo su tecniche avanzate, inizialmente di difficile applicazione.
Una volta "metabolizzata" la posizione e le sue tecniche fondamentali e cioè quando quest'ultime vengono utilizzate in randori, si passa allo studio di tecniche avanzate.
Concludendo, ritengo sia doveroso sottolineare come la conoscenza di mille leve e strangolamenti sia del tutto inutile se a questo bagaglio tecnico non si accompagna un'ottima capacità di gestire la propria posizione e di passare da una posizione di controllo ad un'altra mantenendo una base stabile. Osservare una competizione di jiu jitsu con o senza il kimono ci permette di osservare come il vero confronto si estrinsechi per un buon novanta per cento in una lotta per il raggiungimento di una posizione favorevole e poi per un suo mantenimento efficace.
La fase di finalizzazione è conseguente a questa e il più delle volte si concretizza nell'utilizzo di tecniche fondamentali e non di tecniche spettacolari e fantascientifiche almeno quando il divario tecnico tra i lottatori non è troppo pronunciato.
Studiare le varie tecniche di sottomissione in modo isolato e/o senza accompagnare a tale studio un intenso lavoro sul mantenimento della posizione necessaria per poter applicare la stessa, non ci può fornire una vera comprensione delle modalità applicative della tecnica di finalizzazione, e risulta essere dunque un lavoro a dir poco incompleto ai fini del randori. Il mio consiglio è dunque quello di soffermarvi prima di tutto sulla vostra base, che deve essere stabile, e solo in un secondo momento sulle tecniche di sottomissione proprie della posizione in cui vi trovate durante il randori o che state studiando.