Articoli sulle arti marziali

Pancrazio: il Vale Tudo del mondo classico

di Mario Puccioni

In data 27 aprile 2003 si è svolto a Firenze un seminario di Pancrazio, docente il responsabile nazionale del settore presso l’Istituto Ars Dimicandi. Il tema di questo incontro era quello di far conoscere agli interessanti un sistema di combattimento integrale che le metodiche dell’archeologia sperimentale stanno restituendo alla vita. Innanzitutto si deve spiegare che il Pancrazio, dal greco pan kratòs, cioè tutta la forza, era il sistema di combattimento sacro che accomunò in 12 secoli di scontri tutti i paesi del mediterraneo greco-romano. E’ dal Pancrazio che l’antichità vide nascere le sue componenti operative (o specializzazioni): Pugilatus, Pigmakìa (percussione con tutti gli arti), Orthepale (lotta in piedi) e Pale (lotta a terra). La storia c’insegna che la valenza sacrale di questi incontri omaggianti a Giove – Zeus non fu mai secondaria alla violenza di questi combattimenti alla morte. Ecco che i cultori delle arti marziali orientali possono oggi scoprire un sistema nostrano che in millenni di sviluppo tecnico ebbe raggiunta una codificazione tecnica ben precisa. Si tratta dunque di uno sforzo di apprezzamento per una vocazione marziale delle nostre genti e dei suoi significati ulteriori, cioè spirituali.

Lo scopo dell’archeologia sperimentale è quello di far rivivere i reperti (testi, mosaici, ceramiche etc.) tramite la verifica pratica di quanto esaminato. Lunghi anni di sperimentazione coraggiosa hanno consentito di restaurare un sistema dalla efficacia terrificante, integrale perché per definizione privo di limiti stringenti e costituito da un bagaglio tecnico che vide sviluppate da infiniti scontri a mani nude nel corso dei secoli tutte le espressioni possibili del corpo umano, sia nella percussione sia nella lotta. Ciò che infatti deve dare la misura del livello pratico di quest’ arte sacra è proprio che coloro che la praticarono avevano dietro di sé millenni di esperienza nel combattimento senza limiti, livello raffinato e poi ‘cristallizzato’ da interminabili riprove in un tutt’uno coerente.

Gli appassionati possono riflettere su una verità: il sistema è frutto del contesto in cui viene applicato. Ogni regola, ogni tipo di protezione, per quanto secondaria, costringe l’atleta ad adattarvisi. L’uso dei guantoni ad esempio ha letteralmente forgiato l’atteggiamento stilistico del moderno pugilato, ‘creando’ le moderne tecniche di boxe quali noi le conosciamo. Al momento che i guanti vengono eliminati, le possibilità di colpire con i classici colpi del pugilato moderno spariscono velocemente, ed infatti i vecchi pugilatori dell’ottocento utilizzavano il pugno verticale tirato da posizione semi-estesa delle braccia che vediamo anche in alcuni stili orientali non sportivizzati. Dunque il Pancrazio si presenta a noi come il Vale Tudo davvero senza limiti (neanche quelli morali, altrettanto importanti) dell’antichità, un sistema perfettamente a punto di annichilimento dell’avversario laddove si combatteva alla morte e senza categorie di peso. Farà dunque riflettere che se stirpi di combattenti, il fior fiore di popoli guerrieri, ebbero un certo ‘stile’, una buona e bella ragione ci fu. La sua principale particolarità rispetto ai moderni combattimenti di Free Fight è che, a parte la possibilità concreta di uccidere l’avversario e di colpire occhi e genitali, il Pancrazio nasce come sistema integrale (colpi e lotta) e non viceversa. Nel seminario fiorentino i convenuti, tutti praticanti di arti marziali e sport da combattimento (numerosi gli insegnanti), si sono stupiti nel constatare che l’atteggiamento tecnico-tattico che il docente proponeva, aggressivo in avanti e con uno speciale uso della testa come arma e sensore tattile, induceva immediatamente in difficoltà le loro capacità percussive. La particolare guardia offensiva con i gomiti volti a distruggere gli arti e l’invasione subitanea della linea centrale ha mostrato la coerenza della sperimentazione, coerenza dimostrata anche tramite tavole che di volta in volta mostravano i reperti originali da cui si era partiti per verificare l’efficacia. Gli atleti hanno poi potuto apprezzare come la speciale tattica del Pancrazio favorisse veloci prese agli arti su un avversario sotto pressione e la di lui rovinosa proiezione. Particolare interesse ha creato la serie di dimostrazioni intese a dimostrare come l’ammissibilità dei genitali quale bersaglio utile sia sufficiente a inabilitare tutta una serie di metodiche moderne (di lotta o clinch) e come l’uso della testa quale ‘terzo arto’ stravolgesse la capacità di combattere con i gomiti e con le proiezioni. Solo la tirannia dell’orologio ha obbligato ad una veloce dimostrazione della fase a terra, momento nel quale il pancraziaste utilizza delle leve miste a colpi –numerose quelle alle dita e alle vertebre cervicali- per sottomettere l’avversario.

Durante lo stage i partecipanti soddisfatti hanno spesso tentato di catalogare quello che vedevano, assimilandolo ad arti da loro conosciute. In piedi sembrava a volte Wing Tsun e a volte Muay Thai mischiato alla rotondità dell’Escrima, altrove Boxe mista a Savate. Le prese venivano apparentate a quelle della Lotta Greco-Romana e Libera, le proiezioni della Shootboxing, leve del Judo e gli strangolamenti del Brazilian Ju Jitsu. Unanimemente è stato però dichiarato che questo sistema, prezioso gioiello della nostra tradizione, dovette essere altamente pratico, atletico e dotato di una sostanza inequivocabile: i millenni di duelli alla morte erano stati ovviamente determinanti.