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Perché la lotta al suolo nel Judo non è importante
di Jigoro Kano
Nel Judo c'è il waza (tecnica) considerato dal punto di vista del kata (forma) e il waza considerato dal punto di vista del randori (sparring libero), e sia l'uno che l'altro si suddividono in numerose categorie.
Le tecniche del randori ad esempio, si suddividono nei gruppi “nage” (proiezioni) e “katame” (finalizzazioni),e ognuno di questi in un gran numero di sottoclassi. Da qui scaturisce l'esigenza di stabilire un metodo che permetta ai principianti di imparare nella maniera più corretta e meno dispersiva. Seguire rispettosamente il metodo significa acquisire le basi e i presupposti per progredire a dispetto di chi, con metodo poco rispettoso, rimane indietro e trova difficoltà a procedere. Prendiamo ad esempio il randori, in cui nei primi allenamenti viene data la priorità al nage (anche se non è considerato del tutto sconveniente iniziare con qualche esercizio di osae-komi ma questo deve avvenire però in misura subordinata e limitatamente) perchè chi si abitua fin dall'inziio al ne-waza (lotta al suolo) per il motivo che con il tachi-waza (lotta in piedi) si è più esposti alla sconfitta, insisterebbe per questa ragione solo nel perfezionamento dlla lotta a terra, divendendo in questo sempre più esperto a discapito delle tecniche di lancio che sono invece considerate materia più ricca per le possibilità che offrono e più nobile dal punto di vista teorico.
Accade in questo modo che, oltre a perdere la parte più gustosa e dilettevole del Judo, non si potrà mai raggiungere un'autentica comprensione. Pertanto, chi ha inziato l'allenamento basandosi principalmente sul tachi-waza troverà poi sempre il modo di esercitarsi e divenire esperto anche nel ne-waza. Da parte mia, nel corso di tre decenni di insegnamento con numerosi discepoli di grande abilità, non ricordo nemmeno un esperto nel nage-waza che avesse incominciato col ne-waza, mentre ho visto moltissimi esempi di chi, cominciato col nage-waza, divennero poi eccellenti esecutori di ne-waza, paragonabili ai Maestri specializzati in tale tecnica.
La ragione di queste scelte non sempre razionali si spiega col semplice fatto che il ne-waza è spesso efficace contro un avversario forte. Per esempio: un combattente abile nel ne-waza, per vincere, basta che afferri il corpo del nemico tirandoselo addosso, cercando di restare a terra, perchè per l'avversario esperto di nage-waza afferrare un corpo sdraiato e sollevarlo per eseguire una proiezione è un'impresa ardua, a meno che non si disponga di una capacità di gran lunga superiore. Ne deriva che si sceglie spesso di combattere con la tecnica ne-wza sia perché si tratta di fronteggiare un avversario fisicamente forte, sia perché si è esperti di tale tecnica. Ma essendo anche esperti di tachi-waza si avrà sempre l'occasione valida per accettare il confronto in ne-waza.
Qualcuno può obiettare che è più ragionevole insistere soalmente con il ne-waza, vista la convenienza e la facilità con cui si può così arrivare alla vittoria. L'opinione è palusibile per le succitate delucidazioni, ma inaccettabile nei combattimenti veri e propri (shinken-shobu). Finché i combattimenti si svolgono nelle palestre (dojo) le regole sono necessariamente quelle del randori; mentre nel combattimento reale, che resta il fine ultimo dell'addestramento, ci si deve basare principalmente sul nage, o sull' atemi-waza (colpi) e solo in casi sporadici sul katame. Soltanto negli allenamenti in palestra ci si può valere del ne-waza, afferrando il corpo nemico e rimanedone penzoloni, dato che nel randori l'atemi non è ammesso per la sua pericolosità. Ma se si vogliono conseguire vantaggi utilizzabili nei combattimenti veri, è necessario che il corpo sia allenato, agile e rapido negli spostamenti, per essere pronto ad agire sia con l'atemi che col nage. Da ciò deriva l'importanza data al tachi-waza, a parte alcuni casi, come abbiamo detto, dove è d'obbligo l'impiego del katame. Inoltre, nel caso di aggressione da parte di più persone, il ne-waza perde la sua utilità, consistendo in una tattica per fronteggiare un avversario solo alla volta. Per concludere, il ne-waza non è comunque una tattica così preziosa come qualcuno potrebbe fraintendere osservandone l'utilità nella pratica di palestra.
NdT: Jigoro Kano sintetizzò il Judo da scuole di Ju Jitsu del tutto prive di tecnica al suolo. Il ne-waza fu inserito anni più tardi in seguito alle sconfitte cocenti patite dai rappresentanti del Kodokan ad opera di esperti di Jiu Jitsu specializzati nella lotta a terra. Non ci risulta che Kano abbia mai personalmente praticato il ne-waza.